Gli enti locali concedono contributi alle imprese, alle società e alle singole persone fisiche presenti sul territorio di riferimento. La struttura delle erogazioni segue il medesimo principio di “devolution” fissato nel decreto legislativo 112 del 31 marzo 1998 (“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti locali”) e più in particolare nelle successive riforme del 2001 e 2005. L’attività delle province risulta residuale rispetto a quella dei comuni, e così quella delle regioni rispetto alle province. Scendendo più nel dettaglio, si può asserire che, usualmente, le amministrazioni comunali concedono contributi per finanziare attività di associazioni senza fini di lucro, manifestazioni culturali, sportive, artistiche o folcloristiche, e per aiutare i cittadini con le spese legate allo studio o all’avviamento di esercizi commerciali. Le province estendono il loro ambito di attività sino a coprire un territorio più ampio e dispongono di risorse maggiori da dedicare all’erogazione di contributi. Le regioni ampliano ulteriormente i settori di intervento, fissando al tempo stesso specifiche finalità di sviluppo economico e sociale per l’intero territorio. I contributi regionali vengono utilizzati per finanziare la realizzazione di infrastrutture, migliorare la sicurezza sul territorio, assistere economicamente i cittadini nell’acquisto della prima casa e nell’avviamento o ampliamento di industrie e aziende. Sono proprio i singoli governi regionali a stabilire le risorse a disposizione degli altri enti locali, provvedendo di anno in anno ad erogare i contributi necessari per finalità specifiche. In altre occasioni ancora, gli enti locali possono divenire i beneficiari di contributi internazionali, europei, o provenienti da istituzioni terze come la Protezione Civile.